Tessuti riciclati per l’isolamento termo-acustico degli edifici

5 Nov 2015

tessuti riciclati sono tra le novità più interessanti nel settore dei pannelli isolanti. Veri e propri “cappotti” sostenibili ed alternativi per gli edifici. Più precisamente i pannelli termo isolanti realizzati con fibre naturali e sintetiche riciclate, ovvero derivanti dagli scarti di lavorazione.

In questi anni oltre alle fibre di legno già note, si sono aggiunte quelle di lana, di cotone, di canapa e sintetiche. Oltre a garantire ottime prestazioni termo-acustiche, permettono di riciclare molto materiale che, diversamente, finirebbe in discarica. I pannelli ottenuti hanno una buona densità che varia dai 30 kg/mc a 100 kg/mc, una conducibilità termica di 0,039 W/mqK ed una buona traspirabilità al vapore. Sono, inoltre, assemblati senza l’aggiunta di additivi tossici e garantiscono una vasta gamma di possibilità con una tecnica di posa che non differisce dai pannelli realizzati in altro materiale. Non solo: il fatto che siano riciclati permette di conseguire importanti risultati all’interno di processi di valutazione ambientale del progetto e rappresentano un’interessante novità per il settore tessile. Si prenda ad esempio il sistema di certificazione LEED, nel caso dei pannelli in fibre riciclate è possibile ottenere 2 punti in quanto il contenuto di Materiale Riciclato (Credito MR 4.1) supera il 25% del materiale che costituisce il pannello. Possono dare un punto anche grazie alla loro bassa emissione di sostanze organiche volatili VOC (Contenuto di Composti organici volatili VOC, Credito EQ 4.3).

Lo scarto di lavorazione, soprattutto per quanto riguarda i collant e le calze in genere, si traduce in alti costi di smaltimento. Perciò se lo scarto diventa risorsa, icosti aziendali posso essere ridotti significativamente, giovando sia alle tasche dei proprietari che all’ambiente. Un pannello in materiale riciclato è così vantaggioso? È risaputo che il classico cappotto in EPS deve il suo successo a bassi costi d’acquisto e posa e buone caratteristiche isolanti. Quello che è meno noto è il bilancio energetico negativo legato alla sua produzione e soprattutto alla materia prima impiegata (il petrolio). In sostanza, l’energia che viene risparmiata all’interno della casa grazie al cappotto, non sempre supera quella impiegata per produrre il pannello. E neppure quella necessaria al suo smaltimento. Non dimentichiamo infatti che l’EPS, o più volgarmente il polistirolo è un rifiuto speciale e come tale va smaltito.

Fatta questa premessa è ovvio precisare che le scelte tecnologiche come i materiali impiegati, sono il frutto di un bilancio non solo energetico ma anche economico. Per questo motivo l’attenzione deve essere posta a cosa di nuovo il mercato offre e a quali risvolti, economico-ambientali-sociali, sono contenuti all’interno di tali offerte. Oggi la tecnologia ci permette di riciclare e riassemblare agevolmente differenti materiali tra loro, ottenendo prodotti nuovi capaci di garantire interessanti risultati. Si prenda ad esempio i tessuti, essi possono essere costituire da cascami, scarti e residui di lavorazione dall’industria ma anche da prodotti giunti alla fine del loro ciclo di vita , come vestiti che non si utilizzano: lenzuola, federe, coperte, tovaglie, piumini, eccetera.

La lavorazione ed il recupero di tali materie differisce per provenienza, più precisamente per quanto riguarda i cascami, è necessaria una operazione denominata sfilacciatura, seguita dalla cardatura e dalla tessitura, le quali danno come risultato fibre rigenerate. Più in generale ciò che normalmente verrebbe destinato all’imbottitura, viene macinato e destinato alla realizzazione di pannelli isolanti o materiale per insuflaggio.

A tal proposito, un esempio virtuoso è quello messo in campo da Asmassessorato all’Ambiente del comune di Prato e Unione industriale pratese, i quali, in maniera provocatoria, hanno allestito una delle vetrine dell’Urp con l’esposizione di pannelli isolanti ottenuti attraverso il riciclo degli stracci. Tale best practice ha evidenziato notevoli ed interessanti implicazioni economiche ed ambientali legate al recupero dei rifiuti tessili. In parole povere si inizia raccogliendo il materiale di scarto, che viene sottoposto a preparazioni e lavorazioni specifiche.

Per dare un ordine di grandezza, basti pensare che con un cappotto, due maglioni e due paia di jeans è possibile ottenere un metro quadro di pannello isolante. L’idea progettuale è nata grazie all’intesa sottoscritta da Comune e Provincia di Prato, Asm, Gida e Pin con l’obiettivo di individuare progetti per il distretto ecologico dell’area pratese. Il progetto sopra descritto può fare da apripista in altre realtà di eccellenza italiana, come ad esempio il distretto della calza compreso tra Brescia e Mantova o in altri settori afferenti al tessile. Anche perché l’Italia è leader mondiale per lavorazione di materie tessili ed è il maggiore produttore europeo di tessuti di lana e il secondo esportatore mondiale dopo la Cina.

Concludendo è possibile affermare che il riciclo delle fibre naturali può trasformarsi in un ottima realtà produttiva come anche alternativa sostenibile per il settore edile.

Rimani aggiornato su tutte le novità Isopan

Iscriviti alla newsletter

ITA © 2016 Manni Group S.p.A | Partita IVA 00286420609

Privacy Policy